Michael Corsentino @ AE Academy 2014

Il blog di oggi è dedicato al terzo Ambassador che abbiamo avuto il piacere di conoscere in questo workshop romano: l’americano di New York Michael Corsentino.

Fino a qualche anno fa Michael era specializzato in foto di matrimonio, ma da un po’ di tempo si sta dedicando maggiormente alla fotografia di moda.

Con Corsentino abbiamo sviluppato i concetti di utilizzo delle luci ed analizzato i diversi tipi di luce che il fotografo ha a disposizione e può sfruttare per comunicare i diversi stati d’animo dei protagonisti dello scatto fotografico: bisogna imparare a giocare con le ombre, perché sono loro a dare carattere alla scena.

Se vi aspettate di vedere molte foto, purtroppo rimarrete delusi, perché lo scopo della lezione tenuta da questo Maestro è stato molto teorico e per la maggior parte visivo. Abbiamo imparato molto comunque e ora andremo a sviscerare alcuni degli argomenti trattati.

Partiamo dall’assunto principale, ovvero dall’affermazione che non esiste una soluzione di luce univoca che vada bene per tutte le situazioni in cui ci troviamo a fotografare. Il fotografo si trova a dover padroneggiare schemi di luce e posizioni dei soggetti sulla base del tipo di messaggio che vuole trasmettere con la fotografia: l’impatto emotivo cambia sulla base di ciò che si vuole raccontare. Ciò premesso, anche i materiali utilizzati per enfatizzare un tipo di luce piuttosto che un altro, o le combinazioni di più materiali (come i pannelli riflettenti, i pannelli diffusori, gli ombrelli riflettenti, ecc.) saranno diversi.

Quando il fotografo arriva in una location, la prima cosa che deve osservare è trovare la luce e vedere dove viene proiettata l’ombra oppure, nel caso di uniforme distribuzione della luce (ovvero ombra su tutta la scena), senza entrare in competizione con il sole, creare la luce adottando quegli strumenti che ci consentono di “addomesticare” la luce durante tutto l’arco della giornata.

Di seguito andiamo ad analizzare gli schemi di luce principali che si possono adottare nelle fotografie ritrattistiche.

Schema frontale

Fig. 1 – Schema frontale

Schema frontale: come si può vedere dalla figura 1, il soggetto è in linea con la macchina fotografica e con il punto luce. A seconda di dove venga posizionata la luce (es. stessa altezza della macchina fotografica o superiore al soggetto), cambierà anche l’impatto emotivo della fotografia.

Nel primo caso la foto risulterà appiattita, senza creazione di ombre, senza enfatizzare visi spigolosi o scavati, con tendenza ad un arrotondamento degli stessi. Il suo uso è ideale per ritratti di persone asciutte, poiché l’effetto che si crea è un addolcimento del viso, con un conseguente riempimento degli zigomi.

Nel secondo caso, con luce frontale ma con un’incidenza di 45° (superiori) rispetto al soggetto, troviamo la luce butterfly (o farfalla). Il nome di questo tipo di luce deriva dal fatto che la luce, perpendicolare al soggetto, forma un’ombra sotto al naso che ricorda i lineamenti di una farfalla. L’utilizzo di questa luce ben si adatta a soggetti femminili ed è frequente trovarla nella fotografia ritrattistica commerciale e fashion.

Merita sottolineare che questo tipo di luce riduce le imperfezioni della pelle, le rughe e i segni delle orbite degli occhi, ringiovanendo il soggetto ritratto.

Fig. 2 - Luce laterale

Fig. 2 – Luce laterale

Schema laterale: il tipo di luce, rappresentato in figura 2, fa sì che entrino in gioco le ombre, poiché il punto luce non risulta essere più in linea con la macchina fotografica, ma va ad illuminare prioritariamente un solo lato del volto del soggetto. In questo caso, sono molte le luci che si possono creare con punto di illuminazione laterale e variano sulla base dell’angolo di incidenza della luce con il soggetto.

Una prima luce, detta loop light, si ha quando si posiziona lateralmente la luce a 45° ed è conosciuta con questo nome proprio grazie al fatto che l’ombra che si viene a creare dal lato opposto forma un piccolo circolo all’altezza del naso. Questa luce può essere utilizzata sia per soggetti maschili che femminili ed è adatta a persone che presentano un buon ovale.

Aumentando l’angolo di incidenza laterale (soggetto-luce), incontriamo la luce Rembrandt: il circoletto che trovavamo nella loop light, sulla parte del volto non illuminata, ora si allunga arrivando fino al margine superiore del labbro e si forma inoltre un triangolino di luce rovesciato proprio all’altezza degli zigomi. Questo tipo di luce crea un effetto più drammatico ed intenso all’immagine, adatta per situazioni in cui si vuole comunicare un forte impatto emotivo: per questo motivo risulta più adatta a soggetti maschili che femminili, è ottima per sfinare volti ovali, anche se per contro tende a metterre in evidenza le imperfezioni del viso.

Fig. 3: Luce laterale - rim light

Fig. 3 – Luce laterale, accent light

Aumentando ancora l’angolo di incidenza laterale, si introduce la split ligh (o luce bipartita). Il nome evidenzia la caretteristica di questo tipo di luce laterale, che colpisce solamente metà del volto lasciando oscurata l’altra metà. E’ un tipo di luce fortemente drammatica e adatta ad enfatizzare scene “forti”. Per questo motivo si adatta molto a ritrarre personaggi del rock e non viene associata a foto ritrattistiche femminili.

Infine, per completare le luci laterali, troviamo la accent light, o rim light (o luce di profilo). Anche in questo caso il nome ci dà già un’idea della provenienza della luce: il soggetto ruoterà la testa a 90°(rispetto al fotografo) in direzione della luce, che è posizionata alle sue spalle, ma sempre lateralmente (vedi fig. 3). Così facendo la luce si proietta su capelli, volto (il solo profilo), spalla e corpo. Ciò che il fotografo catturerà è solamente un “profilo” di luce, che nell’immagine determinerà lo stacco tra il soggetto e lo sfondo. Questo tipo di luce si presta ad evidenziare dei volti che abbiano dei bei lineamenti e si utilizza spesso in contesti in cui si vuole esprimere eleganza.

E poi c’è il controluce … ma questa è un’altra storia …

Tornate a seguirci: nel prossimo articolo vi parlerò di Bambi Cantrell, una grandissima fotografa di San Francisco!

A presto,

Thaila